giovedì 28 maggio 2015

Fantacomics // Un saggio dedicato alla fumettistica anni '60-'70, di Fabio Lastrucci

Ciao a tutti cari lettori! Come procedono le vostre letture? State forse iniziando a fare qualche progetto estivo e a mettere da parte qualche libro?
Della sua uscita imminente ne fui informato dall'autore qualche tempo fa e la cosa mi incuriosì parecchio, adesso che questo nuovo lavoro di Fabio Lastrucci (autore di Precariopoli, L'estate segreta di Babe Hardy, Utopia Morbida) ha visto la luce, posso segnalarlo a tutti quanti.

Titolo: Fantacomics
Autore: Fabio Lastrucci
Editore: Delos digital
Pagine: 179
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Sinossi: Il flirt di "Dick Tracy" con la space opera, i topi giganti di "Tenebrax" alla conquista della metrò di Parigi, la vita criminale di "Steel Claw" e le mitiche pupe stellari di "Garth." Una crociera nei grandi comics degli anni '60/'70, alla riscoperta di personaggi dimenticati o poco noti, raccontati con rigore, affetto e un pizzico di ironia. In viaggio dalla BD franco-belga alla "Luc Orient" ai britannici "Trigan," tra panoramiche sul fantahumour o sulle eroine della sf, fino alle sperimentazioni di "Vaughn Bodé" ed "Enric Siò", imbarcando lettori nostalgici o nuovi appassionati alla ricerca dei tesori delle colorate riviste dell'era beat.

Un saggio per tutti coloro che da sempre amano i fumetti, per capirne i fondamenti, la storia e il loro percorso, e per comprendere meglio quelli che invece vanno tanto di moda oggi. Sono molto curioso di leggerlo e poterlo valutare. E chissà...magari potrebbe essere l'inizio per una nuova sezione dedicata al genere, no?

martedì 26 maggio 2015

Il vicino, di Andrea Biscaro

Titolo: Il vicino
Autore: Andrea Biscaro
Editore: Safarà edizioni
Pagine: 176
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La trama: "Sono un pittore. Un tempo avevo una certa fama. Quattro anni fa però decisi di lasciare tutto. Mia moglie, la città, i vizi, il piccolo successo che mi ero creato. Non riesco a ricordare il perché. Mi sono trasferito in campagna, nel sud della Toscana. Qui ho ripreso in mano la mia vita. Qui, nel silenzio di una natura benevola e in compagnia della mia gatta Libeccia, ho cercato di essere libero. Ma le cose non sono andate come pensavo. Un giorno qualcuno è arrivato nella grande villa abbandonata vicino a casa mia. Il mio vicino. Quello stesso giorno ho ricevuto la prova di essere un folle omicida. Era il mio volto quello impresso nel film che mi è stato recapitato a casa. Ed era intinto di sangue. Non mio. Ora il video è tra le mie mani. Il vicino mi osserva dalla finestra. Perché mi sorride?".

La recensione: Da grande appassionato di horror non potevo che rimanere affascinato da questa copertina: uno strumento di tortura e tanto sangue. Questo uno dei motivi principali che mi hanno spinto alla lettura di questo libro.
Come accennato nella trama ci troviamo di fronte un uomo che di sua spontanea volontà decide di ritirarsi in solitudine e stare per conto suo, tagliato fuori dal mondo e dalla sua ex moglie. Un bel giorno però scopre di non essere più così tanto solo come sperava. Un influente avvocato di città prende casa proprio vicino a lui e uno strano dvd anonimo viene recapitato a casa del protagonista della nostra storia. Il video mostra scene di sesso esplicito e violenza inaudita. Nell'ombra, confuso dai movimenti della telecamera sembra affiorare proprio il volto del nostro uomo...
E' l'inizio di un incubo psicologico senza eguali. E' davvero lui l'assassino? Come mai non ricorda nulla allora? E' forse qualcuno che lo vuole incastrare?

Il lettore si trova piacevolmente spiazzato dalla narrazione. Come in molti hanno scritto ci troviamo di fronte a una modalità di scrittura serrata, fatta di brevi frasi, quasi una sceneggiatura cinematografica. Questo contribuisce ad accelerare il ritmo di lettura e a rendere piacevole la lettura di questo libro di genere anche a chi non è avvezzo a scene cruente.
Tutto ciò che accade all'interno della storia è sempre avvolto da un alone di mistero che getta sempre il dubbio se quello che stiamo leggendo stia accadendo davvero oppure no, vittime anche noi dello sconvolgimento mentale del protagonista che non riesce a comprendere se sia colpevole di quegli omicidi. Andiamo quindi per supposizioni. Noi che leggiamo da una parte e il protagonista che, in solitudine, barcolla nel buio.

I personaggi della storia non sono molti. Il racconto in prima persona ci permette di venire a sapere molte delle cose che accadono e immaginacene altre. Riusciamo intuire quale sia lo stato mentale del pittore dopo che il suo rapporto con Chiara, la ex moglie, è terminato. Riusciamo a ipotizzare quali siano le motivazioni che lo abbiano spinto ad allontanarsi dalla civiltà per prendere casa in Toscana assieme alla sua gatta. Si percepisce il suo sgomento, la sua paura crescente quando inizia a convincersi di aver fatto qualcosa di brutto e qualcuno, come il suo nuovo vicino di casa, può averlo intuito. Tutto molto credibile e ben costruito.
Quello che mi è un po' dispiaciuto  è stato vedere l'altro personaggio protagonista, quello del vicino, aver bisogno di una maggior caratterizzazione. Sono principalmente due le occasioni in cui il vicino e il pittore si incontrano e hanno modo di interagire. In queste occasioni però non c'è un reale scambio tra di loro, perchè tutto è sempre filtrato dalla mente, forse sconvolta, del protagonista che travisa quello che vede e sente. Non voglio dare spoiler ma pensavo che il vicino, l'avvocato, che si trasferisce nella nuova residenza in circostanze misteriose e incutendo timore nei ragazzi della ditta di traslochi, avesse un ruolo molto più presente all'interno della storia.
L'altro personaggio è appunto la ex moglie del pittore. Compare all'inizio del libro gettando il protagonista nello scompiglio per poi ricomparire sul finale con un ruolo molto particolare.

Un finale che non lascia delusi, perchè alla fine tutto quanto viene spiegato e giustizia viene fatta, nel bene o nel male. La sua linearità però lo rende privo di un qualche colpo di scena che spiazza il lettore e lo sorprende. Arriviamo in fondo al libro già sapendo che cosa succederà, quali sono le reazioni dei personaggi, veniamo messi a parte del mistero dei dvd e il nome che regala il titolo al libro assume un senso. Il pittore durante la storia, pur nella sua agitazione, fa delle supposizioni per capire se qualcuno lo sta davvero incastrando, capire se è lui a doversi assumere la colpa di tutto quel sangue versato. E' un peccato che quello che lui suppone, unito al pensiero del lettore, sveli in parte quello che è sarà il finale del libro.

Una buona storia con una buona ambientazione, cupa e claustrofobica, dove forse mi aspettavo qualcosa di più. La narrazione è quella che ha la meglio, il modo in cui è scritta e come trascina il lettore per le sue quasi 180 pagine. Un libro che tuttavia non delude e intrattiene nel modo giusto anche chi è abituato a secchiate di sangue...

giovedì 21 maggio 2015

Recensione: L'autunno di Montebuio, di Micol Des Gouges e Danilo Arona edito da Nero Press edizioni

Buon pomeriggio a tutti voi, carissimi lettori! Come state? Iniziate anche voi a sentire il sapore dell'estate?
Quest'oggi sono qui per presentarvi un'altra delle pubblicazioni della Nero Press edizioni. Stavolta non parliamo di vampiri assetati di sangue come la volta scorsa, ma di un romanzo ugualmente particolare dal titolo "L'autunno di Montebuio" di Danilo Arona e Micol des Gouges.

Titolo: L'autunno di Montebuio
Autori: Danilo Arona &  Micol Des Gouges
Editore: Nero Press edizioni
Pagine: 250
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La trama: Montebuio è un piccolo paese a novecento metri di altitudine sull’Appennino Ligure. Dopo una stranissima estate, quella del 1962, i tre bambini protagonisti – Lisetta, Ettore e Santino – ricominciano la vita di sempre: scuola, giochi in piazza, missioni esplorative nei dintorni di Montebuio. Ma quello che vivono non è un autunno come tutti gli altri. Perché, a partire da sabato 20 ottobre, le giornate dei ragazzini iniziano a essere scandite da terribili telegiornali, da gravi notizie provenienti dall’altra parte del pianeta, dal silenzio tetro degli adulti e da false rassicurazioni. Il trio sente parlare di missili, di ordigni, di America, Russia e Cuba, di capitalisti e comunisti. Notizie di distruzione e di morte, minacce dello scoppio imminente di un conflitto mondiale. Ma non è solo questo clima di paura che devono affrontare i tre amici. Cose ben più strane e terrificanti accadranno nel paese. Perché la paura, al suo picco, è in grado di materializzare i terrori del mondo. Quello esterno e quello interno. E i missili voleranno in direzione di Montebuio. E con loro altre cose che nessuno mai dovrebbe vedere.

La recensione: Quando ho iniziato a leggerlo non sapevo esattamente che cosa aspettarmi. Sinceramente. Poi di colpo mi sono ritrovato sbalzato in una storia che mi ha riportato indietro nel tempo, a quando frequentavo le scuole medie, quando sognavo di vivere avventure incredibili.
Nel 1962 Montebuio è un paese di poche anime, arroccato sulle colline liguri. Un paese dove i bambini si trovano per giocare nelle piazze, vanno a scuola con il pulmino e hanno il piacere di esplorare la zona fantasticando che nasconda chissà quali misteri. Quello stesso autunno però ha qualcosa di speciale in serbo per i protagonisti di questa storia, tre bambini di circa dieci anni.
Durante una delle loro perlustrazioni alla chiesa del paese  e sotto gli occhi di una cupa e decadente Colonia, scoprono, sbirciando da una fessura, il corpo di una Santa tenuta nascosta a gli occhi della gente. Tutti sanno della sua esistenza ma nessuno sembra volerne parlare. Adulti compresi. Da quel giorno iniziano a verificarsi nel paese strani accadimenti, gatti che parlano, rumori notturni... Ma soprattutto iniziano a circolare voci riguardanti un'imminente guerra che porterebbe la distruzione su tutta la terra, si parla di Cuba e degli Americani, e si parla di guerra nucleare...

Quando ho scritto che non mi aspettavo una trama del genere ho scritto il vero. La storia che comincia in sordina, in un luogo poco conosciuto,  ma poi prende una svolta improvvisa ed inizia a decollare. Anche per uno come me, che non è molto avvezzo alla storiografia, è stato invece facile lasciarmi trascinare da un'ambientazione che piano piano affascina il lettore e lo coinvolge intimamente da più punti di vista. In primo luogo, nonostante i protagonisti siano dei bambini, che sono ben lontani dal mondo degli adulti, mi sono trovato immediatamente in sintonia con loro e con il loro modo di fare, la loro curiosità disarmante, la loro innata capacità di accettare anche gli avvenimenti più strani e incomprensibili. In secondo luogo, e forse è questo il motivo principale, la capacità degli autori di mischiare fatti storici a quelli di pura finzione in modo così naturale da non appesantire per niente la trama. Solitamente o ci troviamo di fronte libri di genere che fanno sembrare gli eventi storici delle bazzecole oppure romanzi che per la complessità di questi aventi eclissano così tanto la narrazione al punto che non ti ricordi manco più chi sono i personaggi a causa delle millemila digressioni. Arona  e Des Gouges non fanno questo. Accompagnano il lettore per mano, lo divertono, lo sorprendono, lo fanno sentire parte del Trio fanciullesco.

A causa della presenza della Colonia che sovrasta il paesotto di Montebuio, luogo testimone di una tragedia, si fa spesso riferimento
a un fatto accaduto tempo addietro, a quando un gruppo di ragazze durante una passeggiata scomparvero senza lasciare alcuna traccia.
Non è altro che un esplicito riferimento al celebre libro di Joan Lindsay "Picnic a Hanging Rock", di cui c'è un piccolo estratto prima che la vera storia cominci. Questo ha contribuito a rendere il libro di Arona e Des Gouges ancora più particolare.  Nella storia infatti i nostri giovani protagonisti si inerpicano sulla montagna per accompagnare una processione a cui partecipa tutto il paese e che non sarà priva, anch'essa, di fenomeni fuori dal comune. Proprio come accade nel libro sopracitato a Miranda, Marion, Edith e Irma, anche se in forma del tutto differente e con una drammaticità superiore. Ho adorato e continuo ad adorare il libro della Lindsy, facile quindi immaginare il piacere provato nel trovarlo citato velatamente più e più volte...

L'autunno di Montebuio presenta poi un linguaggio semplice ma efficace, capace di infondere timore e inquietudine con poche semplici parole. Troppo spesso si pensa che gli scritti che spaventano e fanno agitare abbiano bisogno di chissà quali preamboli e chissà quali personaggi fantastici, proprio per questo motivo dobbiamo cercare di capire che la cosa che può farci più paura siamo noi stessi, l'uomo, e le le sue macchinazioni, la sua sete di potere. E' questo che Danilo Arona e Des Gouges vogliono trasmettere con il loro lavoro, che non è il classico horror che tutti si aspettano. Il loro è uno scritto semplice, fatto di parole semplici, ma che ha per argomento la paura che tutti gli esseri umani hanno, quella cioè dello scoppio di una guerra che può far cessare tutto da un momento all'altro. Quale nemico peggiore può esserci dell'uomo stesso e della sua voglia, tremenda, di controllare il mondo? Quello che accade all'interno di questo libro traduce alla perfezione il pensiero Jungiano dell'inconscio collettivo, agli effetti che si riscontrano quando la mente umana corre alla velocità della luce verso qualcosa che non conosce.
Un libro che incastra la spensieratezza dell'età infantile alla tragicità degli eventi storici, che unisce la semplicità delle azioni di tutti i giorni come l'andare a scuola col pulmino e giocare a palla alla drammaticità che negli anni '60-'70 ha pervaso il mondo intero prima che cominciasse il periodo delle avanguardie...
Un libro per tutti e per tutte le età. Adatto a coloro che da poco si sono affacciati al mondo della lettura e a coloro che, in età adulta, volgono lo sguardo al passato al fine di comprenderlo meglio.

venerdì 8 maggio 2015

Recensione: Il braccio mutante della legge, di Samuele Fabbrizzi // Quarto volume della serie "Infernal Beast" edito da Dunwich edizioni

Ciao a tutti cari compagni di letture! Con un po' di ritardo, me ne rendo conto, torno per pubblicare la recensione dedicata al quarto volume delle serie Infernal Beast edita dalla casa editrice Dunwich edizioni: Il braccio mutante della legge di Samuele Fabbrizzi.

Titolo: Il braccio mutante della legge
Serie: #4 Infernal Beast
Autore: Samuele Fabbrizzi
Editore: Dunwich Edizioni
Pagine: 92
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La trama: Anno 34 dopo Pioggia. Il Texas sta cercando di riprendersi dalla catastrofe. Alcune città sono riuscite a far fronte ai danni, altre sono state evacuate e abbandonate allo stato selvaggio. Non esiste più un governo centrale. Il dollaro è stato sostituito da una nuova valuta, il Tony Romo (ex giocatore dei Dallas Cowboys). La tecnologia moderna si basa per lo più sul vapore. In tutte le città si respira un clima dittatoriale in cui l’aristocrazia, in particolar modo i sindaci, hanno pieno potere sulla plebe. In seguito alla pioggia di meteoriti, agenti cancerogeni e ancora sconosciuti hanno inquinato l’aria e mutato un gran numero di animali fuori dai centri urbani. Le cause restano ancora un mistero. I cittadini sono costretti a indossare maschere antigas nei luoghi aperti. Particolari generatori a vapore si occupano delle sterilizzazioni. Un fenomeno diffuso fra i ricchi gentiluomini texani è il collezionismo dei mutanti da esporre e far combattere nelle arene. I giochi sono divenuti sinonimo di potere.

La recensione: Un nuovo capitolo dell'avvincente serie di racconti che ha per protagonisti dei mutanti che combattono nelle arene, e devo ammettere che questo nuovo capitolo mi ha davvero tenuto col fiato sospeso. Non mi aspettavo una roba del genere. Solitamente quando gli episodi di una serie iniziano a essere molti spesso il rischio è quello di perdersi un po' per strada, col fatto però che gli autori di queste storie sono sempre differenti la storia subisce quasi sempre delle forti impennate.

Se nei precedenti episodi abbiamo avuto una vaga idea di che cosa volesse dire vivere in un mondo post-pioggia e che cosa volesse dire scontrarsi nell'arena, stavolta veniamo coinvolti in modo più massiccio. Chi segue questo blog sa bene che non amo affatto raccontare la trama, se non qualche accenno, e che non sono nemmeno come quelli che per si annotato tutto quanto per poi finire col ricopiare pagante di roba su internet. mi limito però a dire che due dei più grandi sindaci del Texas decidono di affrontarsi e far combattere le proprie bestie infernali, come siamo ormai abituati a leggere.
A differenza di altri capitoli della serie, che spesso glissavano su quelli che erano gli aspetti più cruenti della storia, questo scende fin nelle profondità della violenza e del sangue, le scene di lotta tra mutanti vengono descritte in modo realistico tanto da far quasi accapponare la pelle. Se si è giunti fino al quarto episodio è proprio perchè la storia e l'ambientazione ci piace, è giusto quindi che si dia sfogo anche al suo genere.
Samuele Fabbrizzi ha costruito l'intreccio della sua storia in modo sapiente, ha saputo mixare più al suo interno più situazioni. Da una parte abbiamo la narrazione dello scurivo della città, che a causa della mutazione, è costretto a convivere con un braccio meccanico che nasconde al suo interno delle lame letali e  una scarpa non indifferente di pallottole, in più deve preoccuparsi di far rispettare la legge in un mondo che di regole non ha più. Dall'altra abbiamo i sindaci di due città pronti a fronteggiarsi, a mettere in tavola i loro possedimenti, le loro ricchezze e far scendere in lizza le peggiori creature mai esistite solo per soddisfare la loro sete di potere. E' in uno scenario simile che si scontrano due mondi teoricamente contrapposti. La legge che deve essere rispettata ad ogni costo e i corrotti con cui si deve venire a patti per la pace comune.
Due punti di vista nettamente differenti ma che non potrebbero vivere l'uno senza l'altro. Il potere e la giustizia. Un tema che, purtroppo per noi, ci appartiene e fa parte della vita di tutti i giorni.

Un genere questo che troppo spesso viene snobbato per il fatto che si parla di mostri che combattono e questo può far storcere il naso me ne rendo conto. Ma che cosa può esserci di più reale di un mondo che sprofonda sempre più nell'abisso perchè senza regole e in mano a persone che non tengono conto di coloro che non hanno mezzi? Non è forse questo un mondo che rispecchia il nostro?
Chiedo a tutti coloro che volessero riflettere su questo tema di leggersi il libro di Fabbrizzi, di immergersi nella storia e andare oltre ad essa per lasciarsi emozionare e per capire quali sono le dinamiche che muovo certi ambiti. Per capire che, volendo, le cose possono cambiare e si cambia solo con la lotta, col sacrificio e col sangue. Questo è il messaggio.
Niente riferimenti espliciti alle pagine di questo quarto volume, personalmente preferisco invogliare alla lettura in altro modo e far nascere la curiosità per vie traverse.
Fossi in voi inizierei a leggermi questa serie...

lunedì 4 maggio 2015

Recensione: Amiamoci nonostante tutto, di Vittorio De Agrò

Ciao a tutti fidati divoratori di pagine! Chi di voi ricorda Essere Melvin scritto da Vittorio De Agrò letto e apparso su questo blog una quintalata di libri fa? Bene, adesso sono qua per parlarvi della nuova fatica di questo autore. Se la volta scorsa, in compagnia di Melvin, ci siamo addentrati nella psiche umana, questa volta cambiamo rotta, e ci dirigiamo verso un argomento decisamente più leggero ma non meno spinoso: l'amore.

Titolo: Amiamoci nonostante tutto
Autore: Vittorio De Agrò
Editore: Youcanprint
Pagine: 111
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La trama: Si dice che l’amore non abbia età, ed è proprio così per Amiamoci, nonostante tutto. In un panorama rosa, prevalentemente al femminile, ecco emergere storie dal cuore maschile, che però ha sempre bisogno della mano gentile di una donna per trovare la propria strada. Storie diverse, età differenti, sentimenti ricchi di sfumature e modi d’essere che nascono nella purezza di un bambino e si completano nella maturità dell’adulto. Emozioni, commozione, sorrisi; la mente del lettore viaggerà nei ricordi, passeggerà nel presente e magari immaginerà un futuro, sempre all’insegna dell’amore. Sarà Federico a condurci in questo percorso di gioia e ostacoli. Un giovane uomo, forse ancora immaturo e diffidente nei confronti delle relazioni durature, che, grazie ai racconti di un vecchio e saggio libro, riuscirà finalmente ad aprire il suo cuore.

La recensione: Una lancia penso vada spezzata in favore del libro e della sua rilegatura. Nel tenere in mano il libro (e ormai tutti sanno in che condizioni climatiche riesco a leggere) ho provato un sano piacere. Le pagine che lo compongono sono a misura di mano, sono lisce e si sfogliano che è una bellezza. Cosa chiedere di più?

La storia che ci troviamo di fronte ha come protagonista l'amore in alcune delle sue più comuni forme. Una serie di racconti che ci spiegano come questo sentimento che noi tutti conosciamo spesso ci confonda.
Federico e Gloria sono una giovane coppia come ce ne sono tante in giro, lui però non è ancora pronto a fare il grande passo. Due classiche persone dove uno dei due vuole spingersi oltre per dare una svolta alla sua vita e l'altra si rifiuta di crescere rimanendo ancorati al presente. Un bel giorno però Pasquale, amico e confidente di Federico nonché proprietario di una piccola libreria, gli consiglia il libro che gli cambierà la vita.
I racconti che Federico leggerà sono quelli che leggiamo anche noi tra le pagine di Amiamoci, nonostante tutto. Sono racconti che abbracciano le molteplici sfaccettature dell'amore, l'amore vissuto in momenti differenti, in età differenti, e quindi percepito ogni volta in modo sempre nuovo, con le sue gioie e i suoi dolori. I racconti variano di lunghezza e donano al lettore qualcosa su cui riflettere.

Il racconto che spicca su tutto il resto è quello centrale, quello dedicato al "giovane anziano", una storia raccontata con un trasporto tale da far pensare che il protagonista sia l'autore sotto mentite spoglie. Quello che ci viene messo sotto gli occhi è un amore che nasce per caso tra un ragazzo che si reputa un solitario, incapace di lasciarsi andare alle emozioni, convinto che la vita per lui sia quella che ha sempre vissuto, e una cantante di musica pop in grado di fargli riscoprire i piaceri della vita e dei sentimenti. Una storia piacevole e scorrevole che fa sognare a tutti i lettori di poter un giorno incontrare l'anima gemella come ha fatto il protagonista di questa storia. Tuttavia delle cose, purtroppo mi han fatto storcere un po' il naso. Il protagonista, per la vita he conduce, è fermamente convinto che nonostante la sua giovane età sia "vecchio dentro" e che non ha nulla da offrire a gli altri se non delle serate noiose e una "panza da commenda".  Concetti questi ripetuti troppo spesso all'interno del libro, al punto che pure il fido lettore si sente quasi colto sul vivo pure lui. Come se non bastasse Irma la cantante, invece di fare una risata sopra a questa sua visione del mondo e poi chiudere la questione la rimarca ogni tre per due chiamandolo "il mio anziano" invece di utilizzare il suo nome. Mi sono più di una volta trovato a pensare "contento lui contenti tutti".
Lo svolgimento della storia, non so se per via dell'editing o se l'autore ha preso delle decisioni specifiche, risulta un po' caotica. Proprio come ne Le mille e una notte assistiamo al dipanarsi di una storia dentro la storia: l'anziano giovane, all'interno di un ristorante, racconta la propria storia a una coppia che sta per varcare la soglia di un nuovo anniversario di nozze. Benché le storie siano parecchio lineari e comprensibili, a livello strutturale la loro distinzione non è così netta, ecco che spesso il passare dall'una all'altra senza soluzione di continuità disorienta un po' il lettore.
Ho apprezzato infatti molto di più i racconti più brevi, proprio perchè concentravano al loro interno un argomento specifico, reso in modo chiaro, senza che qualcosa distogliesse l'attenzione.

Il libro di Vittorio De Agrò resta un libro da inserire nella lista delle prossime letture, specie adesso che andiamo incontro al periodo estivo, esso può facilmente diventare un piacevole e sorprendente compagno di spiaggia. Uno di quei libri che si lascia leggere senza pensieri, che ci fa sorridere e ci rimprovera, sempre con molta delicatezza, ricordandoci quanto l'amore sia parte integrante della nostra esistenza e a cui non è possibile sfuggire...

sabato 2 maggio 2015

Come imparare il greco antico: Athenaze o metodo natura

Ciao a tutti! Torno quest'oggi per prendere posizione riguardo a una diatriba che da tempo viene combattuta sul web: il metodo natura è efficace oppure no?
Per chi ancora non lo sapesse c'è in giro questo metodo chiamato natura perchè si dice sia adatto anche a quelle persone che decidono di imparare la lingua greca da autodidatti e che permette di apprendere in modo "naturale", come farebbe un bambino piccolo, a piccoli passi.

Titolo: Athenaze Vol.1

Quando ho iniziato a studiare il greco antico, non avendo nessuno che mi dicesse che cosa fare, ho fatto qualche ricerca su quali fossero gli strumenti migliori per un autodidatta. Quasi subito saltò fuori questo libro.

Nonostante molti lo consiglino come un ottimo libro io lo sconsiglio vivamente a meno che non si abbia un supporto di altro tipo, tipo un insegnante o un corso scolastico. Il perchè è molto semplice.
Se apriamo un libro di questo tipo avendo come bagaglio il solo alfabeto e la sua pronuncia, si resta a dir poco sconcertati!

Il volume si presenta in questo modo:

  • Capitoli divisi in paragrafi con all'interno la storia del contadino Diceopoli e della sua famiglia
  • Esercizi di fine capitolo
  • Pagine dedicate alla grammatica presente nella storia appena letta

La prima cosa che questo libro fa è sbattere in faccia allo studente un testo di media lunghezza chiedendogli di leggerselo un paio di volte e cercare di capirlo all'impronta. Mi spiegate come si fa a capire un testo di greco antico senza sapere nemmeno quali siano gli articoli? 
Solo dopo aver letto il testo (ammesso che siamo riusciti ad arrivare alla fine senza aver mollato tutto quanto molto prima a causa della tristezza) e secondo loro essere riusciti a completare gli esercizi, il nostro Athenaze si degna di comunicarci con 3-4 pagine qualche regola grammaticale.
A parte lo sconcerto di affrontare un testo senza capirci nulla, nelle pagine di grammatica vengono spiegate cose che a un autodidatta inizialmente possono non interessare, per di più senza uno straccio di esempio! Non è meglio prima spiegare un modo chiaro, magari con l'ausilio di qualche semplice schema, quali sono i soggetti e come si declinano invece di fare delle sparate su verbi e complementi a uno che ha digerito da poco l'alfabeto? Anzichè di far leggere un testo intero non è meglio proporre prima delle piccole e brevi frasi?
Per Athenaze no. Forse per loro vige la regola "via il dente via la paura". E che paura!

Un metodo a dir poco inefficace secondo me. Chi comincia a studiare il greco, proprio perchè si tratta di una lingua antica molto difficile, ha bisogno di iniziare con cose molto facili e procedere in modo graduale, imparando le parole via via. Solo così si acquista fiducia e vienee la voglia di andare avanti. Non basta sapere l'alfabeto per affrontare subito un testo, magari fosse così!

Coloro che passando da queste pagine volessero dire la propria idea si sentano liberi di farlo. Lo scambio di idee è sempre ben accetto.